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Perché l'amianto è pericoloso e dannoso per la salute?

Tutti sanno che l'amianto è dannoso. Ma perché è pericoloso e nocivo per la salute? Lo spieghiamo in questa pagina

Com'è noto, l'amianto (noto anche come asbesto o Eternit: clicca qui per scoprire la sua storia e le sue caratteristiche) è un materiale molto pericoloso, oltre che dannoso per la salute, altamente nocivo. Ma perché è così dannoso? Quali sono gli effetti che causa sull'uomo? Vediamo di approfondire il tema in questa pagina.

L'amianto è costituito da microscopiche fibrille (ovvero piccole fibre: in un millimetro di materiale se ne contano oltre trentamila) che vengono rilasciate nell'aria da questo minerale: il rischio consiste nel fatto che le fibre di amianto possono essere inalate dall'uomo. Si possono inalare fibre d'amianto dalla polvere che risulta dalla sua lavorazione (quindi ovviamente i lavoratori delle industrie di amianto sono i più esposti ai rischi) ma anche semplicemente perché l'azione del vento, del calore, dell'acqua piovana, o addirittura semplici spostamenti e azioni meccaniche, possono scuotere il materiale al punto da fargli rilasciare fibre nell'ambiente. Ne consegue che il più pericoloso è il cosiddetto amianto friabile, ovvero quello che può essere semplicemente spezzato con le mani (l'amianto compatto, invece, per via della sua struttura rilascia fibre molto più difficilmente). Tra i tipi di amianto, i più pericolosi risultano essere l'amosite e la crocidolite. Inalare una fibra di amanto è facile in virtù delle sue dimensioni: basti pensare che è circa 1.300 volte più sottile di un capello.

L'inalazione di fibre di amianto è stata collegata all'insorgenza di diverse malattie negli esseri umani, ma queste ultime sono state spesso osservate anche negli animali. Tutte queste malattie coinvolgono l'apparato respiratorio, e in particolare i polmoni. Si tratta di malattie di notevole gravità. Nel gruppo delle malattie causate dall'amianto possiamo annoverare l'asbestosi, una malattia dei polmoni cronica causata dalle fibrille dell'amianto che si depositano negli alveoli polmonari mettendo in allerta il sistema immunitario che reagisce perché attivato dalla presenza di corpi estranei: il sistema immunitario, al fine di riparare i danni causati dalle fibre di amianto, stimola la produzione di tessuto connettivo in eccesso (ovvero di fibre connettive: per questa ragione la malattia è nota anche come fibrosi polmonare), che danneggia i polmoni causando dapprima tosse e difficoltà a respirare, quindi insufficienza respiratoria, e portando, anche dopo anni, all'insorgenza di cancro ai polmoni. L'asbestosi infatti è una malattia progressiva, non facile da diagnosticare nelle sue fasi iniziali perché i sintomi iniziano a manifestarsi anche dopo molto tempo: per questo motivo chi lavora nel settore (nella bonifica e nello smaltimento, dato che oggi non è più possibile in Italia produrre, lavorare e commercializzare amianto) viene sottoposto a regolari screening e controlli periodici dello stato di salute. Nel nostro paese, i tassi di mortalità più alti dovuti a esposizione di amianto si registrano ovviamente nei territori in cui insisteva la produzione del materiale, o in zone costiere dotate di cantieri navali (la cantieristica ha infatti utilizzato l'amianto per molto tempo).

All'amianto sono inoltre collegati altri tipi di disturbi e patologie. Ne elenchiamo di seguito alcune, a cominciare dalle placche pleuriche, cicatrici che colpiscono la pleura, ovvero la membrana che ricopre i polmoni: si tratta di un disturbo che spesso si presenta asintomatico ma che porta a conseguenze gravi, in particolare le placche pleuriche aumentano il rischio di esposizione al mesotelioma, altra conseguenza dell'esposizione alle fibre di amianto, che si sviluppa quando queste ultime si depositano nella pleura. Il mesotelioma è un tumore che si sviluppa nel mesotelio, lo strato di cellule attorno alla pleura, come reazione all'agente cancerogeno: allo stato attuale delle conoscenze mediche, il mesotelioma è incurabile. Si sviluppa dopo un periodo che va dai venti ai cinquant'anni a seguito della prima esposizione all'amianto, e solitamente, dalla data della diagnosi, i pazienti vivono all'incirca un solo anno (la sopravvivenza media dal momento della diagnosi è di circa sette mesi). Ancora, l'esposizione ad amianto può causare ispessimento della pleura (si tratta di una manifestazione che insorge da sola ma che spesso può essere associata all'asbestosi: comporta difficoltà respiratorie) e pneumotorace, l'accumulo di aria nella cavità pleurica. Le malattie collegate all'amianto sono state talvolta diagnosticate anche in persone non esposte, ma soggette a contatti prolungati con chi invece era esposto (per esempio, le mogli dei lavoratori dell'amianto).

Oggi, la legge italiana offre particolari benefici a tutti i lavoratori che sono stati esposti all'amianto nel periodo in cui la lavorazione, la produzione e il commercio di questo minerale non erano ancora legali. Le misure in favore dei lavoratori sono state introdotte con la stessa legge n. 257 del 1992, quella che ha proibito tutte le fasi della produzione dell'amianto. I lavoratori, dopo essersi dotati di un certificato che attesta la loro condizione di esposizione all'amianto, ottenuta dopo aver fatto apposita domanda all'INAIL, ottengono (a seconda del numero di anni in cui sono stati esposti all'amianto: la legge prevede due categorie, una per i lavoratori esposti per più di dieci anni, l'altra per quelli esposti per meno di dieci anni) un aumento del coefficiente che determina la misura della loro pensione, con la conseguenza di ricevere una rivalutazione della pensione stessa. Leggi emanate di recente hanno infine introdotto misure per l'integrazione salariale e il pensionamento anticipato dei lavoratori esposti all'amianto.